I Giorni della Shoah al Museo dello Sbarco

“Di sola andata” in scena al Museo dello sbarco

Chi si è prenotato per assistere allo spettacolo, viene chiamato con un appello. Gridato, senza troppe cerimonie: “Sistematevi tutti lì, vicino a quel muro, stiamo per cominciare”. Gli spettatori non lo sanno ancora, ma la performance, è già iniziata. E loro stessi ne sono parte integrante. “Di sola andata”, rappresentazione organizzata dal Museo dello sbarco di Salerno (in via Generale Clark 5) col conservatorio Giuseppe Martucci, che racconta l’orrore e, soprattutto, la paura degli ebrei deportati verso i campi di sterminio, comincia così: con una conta. Proprio come avveniva per i rastrellati, allineati l’uno accanto all’altro, prima di partire. Destinazione, ignota. Allo stesso modo, il pubblico si muove, come smarrito, lungo un percorso nel cortile del museo. Nel buio, seguendo giochi di luce, provenienti da riflettori nascosti, come ad indicare un sentiero. Gli attori sono già tra gli spettatori: “Dove stiamo andando?  –  urlano all’improvviso –  Che succede? I bambini dove sono?”. Sullo sfondo, un musicista in penombra suona la suite 1 di Bach per violoncello. L’atmosfera, con le scenografie di Peppe Natella, fa un certo effetto. Si avverte l’angoscia, si ascoltano rumori intorno. La loro origine non si comprende subito: riproducono esplosioni, bisbigli, lamenti, ricreati da musicisti nascosti dietro drappeggi neri, guidati dal maestro Gaetano Santucci. Luci e rumoridi “musicAzione”: la scena si sposta all’interno delle sale museali, totalmente stravolte per la performance, tappezzate di foglie morte, come a rappresentare un oscuro fiale alberato. Attori e figuranti, un corpo di oltre trenta professionisti, si muovono in fila: “Non siamo anche noi come voi? Non abbiamo gli stessi sogni, paure, desideri, pregi e difetti? Tutto questo, solo perché siamo ebrei?”. La domanda non ha risposta: il pubblico interagisce, stringe le loro mani e assiste come ad una presa di coscienza, che a poco a poco si trasforma in rassegnazione. Che si sublima nell’ultima scena della performance, la più forte. Di nuovo fuori: gli spettatori, assieme agli artisti, entrano nel vagone dello spiazzo esterno al museo: un vecchio carro merci degli anni Quaranta utilizzato realmente durante la seconda guerra mondiale per le deportazioni verso la Germania. Le persone ne oltrepassano la soglia: la porta si chiude alle loro spalle. Buio per quattro minuti, mentre da un amplificatore nascosto, riecheggiano, ancora più forti, suoni di guerra, di paura. Quattro minuti simulano cinque giorni di treno. Senza cibo e acqua, verso i lager e le camere a gas. Un forte impatto sugli “sfollati” spettatori, qualcuno esce con gli occhi lucidi. Sconsigliata, quest’ultima tappa per chi soffre di claustrofobia. Lo spettacolo è vietato ai minori di 14 anni, ma ha una forte portata didascalica: cinquanta minuti di finzione, per raccontare anni di terrore, soprattutto tra 1941 e 1945. “Di sola andata”, un successo di pubblico nei suoi primi giorni di programmazione (è in scena da venerdì 23) è diretto da Andrea Carraro. Sarà in replica fino a martedì 27, Giornata della Memoria, alle 19 e alle 20.15 (prenotazione obbligatoria al 333 194 6834).

(testo e foto paolo de luca)

 

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Ringraziamo Isabella Insolvibile, dell’Istituto per la Storia della Resistenza, storica e ricercatrice, per la bella recensione alla performance “Di sola andata”
Il viaggio (non concluso) nella memoria al Museo dello Sbarco di Salerno
Non esiste, lo sappiamo, una sola forma di narrazione della storia. Dalla saggistica alla narrativa, dal cinema alle altre modalità di espressione artistica, ogni narrazione, con la sua diversa capacità di raccontare, la sua diversa qualità, ricostruisce, spiega, chiarisce – quando e se é in grado di farlo – ciò che é stato a chi attualmente é. È per questo che la storia, quando ben “esercitata”, piace a tanti, perché é il racconto di un passato nel quale chiunque ritrova il proprio da dove vengo.
Questo, tuttavia, é il racconto della storia; altra cosa, e ben più problematica, é il racconto dell’orrore. “Viaggio di sola andata”, in questi giorni al Museo dello Sbarco di Salerno, é un pugno allo stomaco anche per chi di storia e orrore si occupa ogni giorno. Una performance – ma la definizione é forse riduttiva per quella che é un’esperienza plurisensoriale condivisa da ogni tipo di partecipante, che agisce e subisce allo stesso tempo – che ti trasforma in viaggiatore diretto al campo di sterminio. Il viaggio comincia all’aperto, al freddo, per quanto mite, di una sera del nostro inverno meridionale, e continua in un interno-esterno, con la sensazione fisica, e uditiva, del camminare su foglie secche, del trovarti in un territorio di guerra, con il freddo che, sebbene si sia al chiuso, non passa. Fin da subito, in un ambiente che non é mai, volutamente, illuminato, provi a tenerti vicino le persone care che sono venute con te, e a tratti inevitabilmente le perdi, come accadde allora, e anche questo è provare la violenza del distacco imposto, della separazione forzata. Spazi stretti, obbligata promiscuità, e imbarazzo perché più volte non sai quale sia la risposta adeguata al coinvolgimento in cui ti conducono gli attori. É un imbarazzo colpevole, che ti dice da un lato “fai qualcosa”, da un altro “sei uno di noi, sei come noi”, e da un altro ancora “non hai fatto niente per evitarlo”, e non importa che tu sia nato generazioni dopo. É anche colpa tua, in quanto essere umano.
I linguaggi sono molti e diversi e tutti adeguati: la musica, la recitazione, le scenografie, la fisicità del movimento di attori e pubblico, lo sguardo ricambiato tra attore e spettatore (più che nella performance, come agenti della storia: chi ha vissuto e chi ha scoperto poi). Vergogna e inadeguatezza sono sentimenti provocati, come l’ansia che alla fine ti resta appiccicata addosso. Non tutto é immediatamente comprensibile e non lo diventa in senso generale poi, lasciando chi ha partecipato pieno di domande e necessità di confronto. Il risultato, comunque, é un’interpretazione non univoca, che è forse l’unico modo di dire l’indicibile, anche se solo parzialmente.
Vietato ai minori di 14 anni, “Viaggio di sola andata” é a mio parere un’esperienza necessaria per tutti, che tuttavia va preparata, come suggerisce Edoardo Scotti, segretario generale del Museo e infaticabile promotore culturale. Giovani e adulti, tutti in realtà, devono poter assistere a questo “evento” – é dall’inizio di questa nota che cerco la parola adatta, inutilmente – sapendo bene qual é la storia e qual é l’orrore che verranno loro raccontati e alla cui rappresentazione parteciperanno. É un percorso da fare, quindi, da viaggiatori – forse è viaggio, appunto, la parola – consapevoli, in modo che poi sedimenti, vada oltre il livello emozionale, diventi strumento di memoria e ti dia la sensazione di non essersi concluso. É un viaggio che mi auguro si possa arricchire – nella speranza che i bravissimi attori, musicisti, scenografi, in una parola autori del progetto, accolgano il mio suggerimento – ricordando che non solo ebrei furono le vittime, ma che l’intero senso dell’umanità morì ad Auschwitz e in altri luoghi, alcuni anche collocati sul nostro territorio nazionale e in funzione per nostra, italiana, responsabilità.
Ciò che ti resta, alla fine di questo viaggio non concluso é questo, la necessità di un confronto con chi ha vissuto con te l’esperienza, pur sapendo che potreste non ritrovarvi concordi nella memoria di ciò che avete visto, provato, creduto di capire. Due certezze, tuttavia, accomunano tutti: la prima ci dice che la parte della storia che abbiamo ripercorso, cioè quella del viaggio – sradicante, terrificante, spesso letale, disumanizzante, bestiale – era comunque la parte migliore dell’orrore, che a noi é stato risparmiato. E, quindi, la seconda, che si insinua nella nostra consapevolezza come una radice di rimorso, e che ci dice che siamo tra i pochi, in un universo di sommersi, a essere usciti “salvati” da quel vagone, in una fredda notte di gennaio.

Isabella Insolvibile

Fonti: http://napoli.repubblica.it/cronaca/2015/01/26/foto/di_sola_andata_in_scena_al_museo_dello_sbarco-105836549/1/#1

https://www.facebook.com/losbarco.salernocapitale/posts/402801723211496